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Visualizza versione completa : Qualità della masterizzazione


baroque
18-06-2003, 00.10.04
Sono un appassionato di hi-end, la parte dell'alta fedeltà più purista ed estrema (o semplicemente ciò che dovrebbe essere veramente "alta fedeltà"), e mi chiedo se qualcuno di voi abbia una conoscenza approfondita del funzionamento di un computer nel momento in cui sta masterizzando. Per quello che posso capire io di un pc, debbo ritenere che non ci siano affatto le garanzie richieste all'hw tali da permettere il processamento ed l'incisione del segnale secondo alti standard di qualità. In altre parole, i circuiti attraverso i quali passa il segnale non sono progettati per la musica e quindi non contemplano strategie per la diminuzione della dispersione, l'abbreviamento del percorso del segnale, l'adozione di componenti di qualità e/o di sistemi ibridi come, ad es., i MOS-FET. Il segnale, poi, deve passare anche per la CPU, e in questa delicata fase suppongo possano verificarsi degli errori di calcolo, anche perché oggi tutti i computer lavorano in ambiente multitasking e quindi, non essendo dedicati alla sola riproduzione sonora (ci mancherebbe!), non possono garantire l'immunità da perdite di dati.
Certo, anch'io lo uso perché non ho ancora i soldi per comprare un masterizzatore da tavolo (ho speso un capitale per le componenti più importanti, ora fatemi riprendere fiato!), ma in sessioni di ascolto comparate (originale-copia) noto delle differenze. Voi che ne pensate, ho individuato i problemi giusti? (senza contare in che stato troviamo gli mp3 che p. es. scarichiamo dalla Rete: ad un bitrate basso, o cmq, anche se a 320 KB/s, pur sempre inficiati nell'altro computer dagli stessi problemi suddetti)

+6dB
18-06-2003, 14.54.57
Originariamente inviato da baroque
...Per quello che posso capire io di un pc, debbo ritenere che non ci siano affatto le garanzie richieste all'hw tali da permettere il processamento ed l'incisione del segnale secondo alti standard di qualità....

Ciao baroque, c'e' non poca carne al fuoco nel tuo post. Comincio con un esempio. Un sistema Pyramix Windows based (Win2000) con schede PCI proprietarie e' in grado di gestire registrazione/authoring/mastering di CD/DVD(tutti i formati)/SACD(uno dei pochissimi sistemi) alla risoluzione massima di 32 bit/384KHz !!!!! Penso che un dato del genere si commenti da solo e sia la risposta ai tuoi dubbi. Quei due valori sono abbondantemente oltre la massima risoluzione utilizzata sui moderni supporti. Quindi il computer puo' gestire tranquillamente audio ad altissima qualita'. Diciamo che comunque non ci sarebbe stato nemmeno bisogno di specificarlo perche', se la tua preoccupazione era la potenza di calcolo, il computer viene utilizzato (p.es.)per le CGI nei film. E' risaputo che il video editing e' molto piu' impegnativo in termini di richiesta di processing power che l'audio, in special modo se parliamo di una semplice masterizzazione di un cd. Per quanto riguarda quest'ultimo particolare, ti confermo che il Master stampa ovvero quello successivo al PreMaster ed al Master "musicale" viene fatto nella quasi totalita' dei casi su computer (SaDie, SonicSolutions,Pyramix etc.) e non su masterizzatori hardware (stand-alone). L'hardware viene utilizzato solamente per la duplicazione. Ti ricordo anche che, una volta che l'audio e' nel dominio digitale non ci sono errori che vengono introdotti dall'apparecchiatura. Infatti il processo di copiatura nel dominio digitale e' chiamato "clonazione". Gli errori sono introdotto solo dal...fattore umano (come p.es. processare il segnale dopo la normalizzazione). Tutti i piu' recenti masterizzatori danno garanzie di protezione contro errori (p.es. glitch) a patto che vengano rispettate norme elementari. Programmi come Nero ti consentono di allocare risorse e quindi priorita' al processo di masterizzazione. I cd stessi hanno differenti algoritmi di correzione dell'errore (uno per tutti il Solomon&Reed ).Quindi vai tranquillo con il tuo masterizzatore del pc. :)
Sinceramente non ho capito il discorso sui MOSFET anche perche' tutti i transistor ad effetto di campo vennero introdotti nell'hi-fi in quanto la loro caratteristica di trasferimento consentiva prestazioni sonore vicine (...opinioni) a quelle delle valvole, notoriamente componenti elettronici imprecisi ed instabili. D'altra parte visto che sono caratterizzati da comportamento in zona di saturazione piu' "gentile" dei normali transistor, sonicamente parlando sono.....meglio (...opinioni, ancora). Non capisco qual'e' il collegamento pero' con...il computer. Una cosa e' il signal processing, un'altra e' il playback. Se ti preoccupi per la conversione D/A fatta dalla scheda audio, comprane una professionale ed avrai qualita' superiori a quelle dei CD player "esoterici" (sempre se abbia senso ascoltare musica e giudicarla con un bel sottofondo di...ventola della CPU, HD etc.).Oltretutto per me c'e' una grande (immensa) differenza fra onesta' della riproduzione e piacevolezza. Ecco perche' e spero che tu me lo consenta, non ho una grande considerazione degli "audiofili" (senza offesa :) ). Sul discorso mp3 e' gia' stato detto molto e se parliamo di encoding ad alta' qualita' la differenza con l'originale puo' essere avvertita solamente in un ambiente acusticamente isolato (rumore residuo non superiore ai 30dB), dalla risposta in frequenza uniforme (distribuzione "ordinata" di nodi e antinodi), stando unicamente nello sweet spot e con certo materiale (p.es. musica classica)...dimenticavo... un paio di orecchie di qualita'...
Ciao :)

baroque
18-06-2003, 17.10.47
Caro +6dB, ti ringrazio di cuore per il tuo post, l'ho trovato estremamente stimolante!
Lo so che i computer vengono utilizzati come il pane negli studi di incisione, e che quindi il pericolo di errori indotti dall'"affaticamento" della macchina non debbono neanche essere prsi in considerazione; io però mi riferivo ai pc da casa. In ogni modo non è questo il punto, bensì la qualità complessiva dell'HW. Non posso essere sicuro di quanto affermo, perché occorrerebbero analisi di laboratorio, ma dalle impressioni che ho ciò che mi preoccupa è proprio questo; sai anche tu che l'HW deve essere dedicato, altrimenti non si ottimizza la qualità. Cmq per quanto riguarda le interferenze nel segnale digitale lo so benissimo che in pratica non sono possibili, ma dall'esperienza di molti audiofili e da test di laboratorio (che non ricordo dove ho letto) è emerso che si possono verificare in determinati stadi del processing (uno poi va a fiducia, no?). La tua spiegazione in merito, tuttavia, è più che convincente. Il mio riferimento ai MOS-FET era in riguardo ad alcuni (pochi) cd player e masterizzatori che li ospitano nella circuitazione (non mi chiedere la marca perché non la ricordo).
Quello che non ho capito, invece, è il passaggio in cui dici che "c'è un a grande differenza fra onestà della riproduzione e piacevolezza"; magari se mi chiarisci meglio il concetto sarò in grado di risponderti più adeguatamente.
In ultimo, ti riferisco le mie impressioni, e poi magari vediamo da cosa possono derivare: ho scaricato quasi sempre mp3 con risoluzione di 320 KB/s e dopo averne controllato l'integrità e la rispondenza al bitrate dichiarato (con Encspot) li ho ascoltati. Non c'è niente da fare: hanno una gamma bassa enfatizzata, più dura e scorporata dal resto delle frequenze, un'immagine ed una presenza scenica quasi sempre meno chiara, meno a fuoco -talvolta anche solo di poco-, un fronte sonoro un po' meno ampio oppure ugualmente ampio ma con una fastidiosa tendenza ad una troppo netta separazione tra i due canali. Insomma, raramente, su centinaia e centinaia di mp3 scaricati ed ascoltati, ho avuto un ascolto veramente limpido; considera che di confronti con gli originali non ne ho fatto uno solo...
Pensi allora che, dando per buone le mie impressioni, i difetti possano dipendere dal mio computer? O magari da quello di chi ha prodotto l'mp3? Io scarico o con un Toshiba Satellite 5200-801 con scheda Yamaha AC-XG, o con un Pentium III e SoundBlaster "Live!". Certo, convengo pienamente con te che non si tratti di hw professionale... Anzi, grazie per le dritte, sono state molto preziose!
La catena di ascolto è costituita da: cd player Marantz 17 "(KIS) Ken Ishiwata Segnature", amplificatore integrato a valvole Synthesis mod. "Seamus" (50 W in classe A), diffusori Sonuns Faber mod. "Concerto - Grand Piano" e cavi Monster Cable.
Aspetto una tua paziente risposta.

wolverin
18-06-2003, 17.35.12
Scusate dell'introduzione, ma volevo chiedere una cosa a +6dB: sei un ingegnere, "semplice" appassionato o che altro perché le tue risposte contengono sempre un tale dettaglio tecnico.


ciao

exion
18-06-2003, 18.04.05
Mi permetto di inserirmi anch'io, da totale profano di questioni di alta fedeltà audio...

E' chiaro che il PC desktop non nasce assolutamente come strumento di alta fedeltà audio. Il PC fa centinaia, migliaia di cose, e tutti i suoi compiti gli svolge in maniera quasi perfetta. Certo, su alcuni campi non raggiunge l'eccellenza, perché appunto non è stato progettato in origine per quei specifici campi.
E' vero però che le funzioni di un PC, e la qualità con cui le svolge, generalmente, soddisfano la quasi totalità dei suoi utenti.

Inevitabile che per raggiungere l'eccellenza assoluta e professionale in uno specifico compito in cui il PC casalingo non è al top, è necessario usare del materiale dedicato a quel solo compito. D'altra parte anche un'automobile fa un sacco di cose: ti porta in giro, ti permette di viaggiare, puoi ascoltare musica mentre guidi, puoi andarci a fare la spesa, puoi andare a prendere i bambini a scuola. Ma se ti metti in testa di fare una gara di Formula 1, non puoi certo partecipare con la berlina famigliare :)


E sui file Mp3 il discorso è abbastanza simile, e per me molto semplice: l'Mp3 non è mai neanche lontanamente stato sviluppato con concetti di alta fedeltà come obiettivo, ma con esigenze di portabilità. Oggi la priorità è "bassi tempi di download, su connessioni analogiche o broaband di basso livello"; la priorità non è l'alta fedeltà.
L'Mp3 sarà superato quando un HD da 100 Terabyte sarà alla portata di tutti, e quando connettersi a 100Mbps (lato client ma anche lato server) costerà come oggi connettersi in ADSL. Allora superato il problema della portabilità, l'obbiettivo potrà tranquillamente diventare l'alta fedeltà. Se si scaricano mp3 da internet, non ci si può certo aspettare di trovare materiale di alta qualità, ma la ritengo una cosa più che normale.

+6dB
18-06-2003, 18.42.47
Originariamente inviato da wolverin
Scusate dell'introduzione, ma volevo chiedere una cosa a +6dB: sei un ingegnere, "semplice" appassionato o che altro perché le tue risposte contengono sempre un tale dettaglio tecnico.


ciao

Sarei entrambi e dico sarei perche', a quanto ne so, non esiste la specializzazione in Ingegneria Audio in Italia a parte forse un corso alla Sapienza (del quale non ho info). Da cio' si deduce che sono un "emigrato". Ho infatti studiato in una sezione della Middlesex University e vivo in Inghilterra per la precisione, scusate la banalita', a Londra (....si, tempo schifoso pressocche' 365 gg. all'anno). Prima di tutto pero' sono un appassionato....ecco forse perche' mi "scaldo" magari un po' facilmente (sorry!). D'altra parte c'e' sempre sangue meridionale nelle mie vene...(e via con gli stereotipi) :)

Ciao!

+6dB
18-06-2003, 19.28.45
Ciao baroque
la materia in questo senso non e' vasta ma infinita e trascende facilmente in considerazioni di carattere soggettivo che poco hanno a che fare con la tecnica ma piu' di come si usufruisce della musica e del piacere (fisico) dato dall'ascolto. Diciamo che un pc casalingo e' inadatto, sotto tutti i punti di vista, all'ascolto "non casuale" della musica. E' anche vero che se hai del materiale audio ad alta definizione e il tuo fine e' fare un master, un pc casalingo con un masterizzatore di qualita' ed un minimo di criterio ti consentira' la produzione di un prodotto professionale. Un sistema SaDie (tranquillamente uno degli standard per la masterizzazione) gira su di un Pc con WIN98SE (...ooolee') e poco hardware dedicato. Il masterizzatore stesso non e' nemmeno fornito dalla SaDie ed io personalmente (nel mio piccolo) ho fatto il master per un gruppo cubano utilizzando SaDie, un Pentium III ed un masterizzatore Plextor. E' chiaro che il passaggio da Exabyte, 1644, DAT, ADAT o qualunque formato utilizzi deve essere fatto tramite convertitori di qualita' ma una volta che e' "dentro"...io tiro sempre un sospiro di sollievo (...un attimo,...non ho considerato WIN98..meglio salvare, va'...:) ). Quindi il prodotto finale ovvero il CD (p.es.) e' per me il riferimento. A meno che, e qui entra in gioco la mia prima polemica con gli audiofili, non eri presente alla sessione di registrazione x nello studio y e mi sai dire che la sezione di archi aveva piu' "apertura" o i brass avevano piu' spinta (tanto per fare un esempio). A parere di un mio amico audiofilo e' possibile ricreare il suono vero di un'orchestra senza conoscere il materiale programma originario. Su questo, mi dispiace, nessuno potra' mai convincermi..a meno che non mi trovi in uno stato d'ebbrezza :) . Altro fattore di disaccordo (ovvero differenza fra realta' oggettiva e "piacevolezza) e' il fatto che gli audiofili considerano accettabile una riproduzione non lineare ovvero una risposta in frequenza non lineare se consona/coerente al genere musicale. Questo punto mi fa "dubitare" sul discorso "purezza del suono". Se un CD Player Rega Planet ha un leggero enhancement intorno ai 10KHz rimane sempre un bellissimo pezzo di ingegneria, merita il mio rispetto ed ammirazione ma la caratteristica di trasferimento non e' "onesta". Per carita', e' una delizia all'ascolto ma non mi sta riproducendo l'originale. Che rimane, visto il punto di cui sopra, il CD. Ovviamente l'unico vero originale sono le tue orecchie alla sessione di registrazione. Anche per questo secondo me non e' possibile fare un A/B dell'originale come file .wav o qualunque altro formato audio (proprietario e non) con la sua analisi "post supporto". Il segnale digitale deve essere riconvertito in analogico, tolleranze e/o errori introdotti dalle apparecchiature di misura e via dicendo. Per quanto riguarda gli mp3, exion ha perfettamente centrato il punto (come sempre d'altronde....quest'uomo e' il mio guru...e non scherzo). Se ascolti l'mp3 in cuffietta mentre sei per strada o attraverso speaker di scarsa qualita' non vale la pena di parlare di differenza. Se poi li ascolti su di un sistema come quello che ti ritrovi, si cominciano a sentire le differenze (non conosco a fondo gli elementi del tuo impianto ma complimenti per la scelta dei pezzi). Sicuramente la soundblaster non aiuta (a dir poco) ed il computer di per se' impedisce un ascolto da purista..c'e' sempre quella maledetta ventola in sottofondo ed il monitor nel mezzo ad "oscurare" la phantom image... CIAO :) e buon ascolto!

+6dB
18-06-2003, 19.39.26
Originariamente inviato da exion
Mi permetto di inserirmi anch'io, da totale profano di questioni di alta fedeltà audio....


La cultura e l'equilibrio di quest'uomo in soggetti informatici e non, mi lascia costantemente stupefatto...(sei vero o sei l'Architetto di Matrix?). Fortuna per lui che non lo conosco altrimenti gli romperei le scatole ogni 5 min. per farmi spiegare tutto quello che sa..e con un alunno come me sarebbe impresa non da poco. Maximum respect !. He's the One! (Y) (Y) (Y)

exion
18-06-2003, 20.05.53
Originariamente inviato da +6dB


La cultura e l'equilibrio di quest'uomo in soggetti informatici e non, mi lascia costantemente stupefatto...(sei vero o sei l'Architetto di Matrix?). Fortuna per lui che non lo conosco altrimenti gli romperei le scatole ogni 5 min. per farmi spiegare tutto quello che sa..e con un alunno come me sarebbe impresa non da poco. Maximum respect !. He's the One! (Y) (Y) (Y)


:eek: :eek:

Troppo!! Sono solo un banale appassionato di informatica come tanti :o

+6dB
18-06-2003, 20.27.38
Originariamente inviato da exion



:eek: :eek:

Troppo!! Sono solo un banale appassionato di informatica come tanti :o

Assolutamente meritato! (Y) ...allora spero di diventare anch'io un banale appassionato di informatica :)

Fat George
18-06-2003, 22.19.41
Originariamente inviato da +6dB


Maximum respect !. He's the One! (Y) (Y) (Y)

E con questo ci siamo giocati exion, si vocifera che e' stato visto "elargire" foto autografate alla modica cifra di 1 euro pagamento anticipato ....

(Y) (Y)

exion
18-06-2003, 23.28.30
Originariamente inviato da Fat George


E con questo ci siamo giocati exion, si vocifera che e' stato visto "elargire" foto autografate alla modica cifra di 1 euro pagamento anticipato ....

(Y) (Y)

L:DL

baroque
21-06-2003, 10.16.45
Permettetemi di essere d'accordo con tutti coloro che hanno postato su questo forum; pur nella diversità di opinioni e soprattutto di inclinazioni, infatti,mi sembra che siamo concordi nell'affermare che gli mp3 non nascano per l'alta fedeltà (ma questo lo sapevo anch'io), e che con una spesa più consistente un computer non faccia rimpiangere neanche i buoni masterizzatori da tavolo. Oltre tutto, credo sia innegabile che, pur al di là delle diverse posizioni in merito all'ideologia audiofila, si sia concordi nell'attribuire a quest'ultima un notevole grado di arbitrarietà. E' proprio a questo riguardo che vorrei cercare di stabilire un punto fisso, una metodologia di indagine "in summa" per l'audiofilo e quindi un giudizio equilibrato e relativo. Spero di non anestetizzarvi con le mie parole... ;)
Se dovessimo validare l'audiofilia in base a soli criteri di oggettività, l'unica via da percorrere sarebbe una complessa serie di misurazioni strumentali del suono originale confrontate a quelle del suono riprodotto. Ma in entrambi i casi, pur riuscendo ad effettuare tali misurazioni a diretto contatto con lo strumento (senza cioè misurare le onde diffuse nell'aria, ma solo le vibrazioni nel corpo dello strumento stesso), un lavoro del genere non ci sarebbe di aiuto, in quanto noi ascoltiamo il suono diffuso, non lo percepiamo come un sordo che appoggi la mano al pianoforte. Perciò dipendiamo necessariamente dalle caratteristiche acustiche dell'ambiente. Ora, dovessimo rintracciare il "suono-in-sé", non riusciremmo a trovarlo: il suono-in-sé esisterebbe solo in un ambiente ideale, perfetto. Ma, a parte la sua impossibilità di esistere, saremmo in difficoltà perfino nell'immaginarcelo. Nè una camera anecoica rappresenta un ambiente ideale, in quanto si avvicina, ma non raggiunge, la "perfezione acustica". Poiché l'audiofilia non ha alcun interesse né pretesa a costituirsi come scienza, non abbiamo bisogno di oggettività; abbiamo dimostrato, inoltre, che anche volendo e ammesso che riuscissimo a costituirla come tale, essa non ci sarebbe di grande aiuto.
Resta da comprendere allora come è strutturata questa opinione (perché di questo si tratta) e se nella sua natura ci è ancora utile.
Basato sulla soggettività, il giudizio di un audiofilo si serve di espressioni quali "impianto di riferimento", "doti di trasparenza", "(estrema) fedeltà al vero" che egli pronunzia nel dichiarare che una componente -o un'intera catena audio- riproduce in maniera estremamente fedele una performace musicale udita dal vero. Ma cosa avviene nella mente dell'audiofilo, nel momento in cui formula tali giudizi? Analizziamo gli esempi sopra riportati uno per uno:
- "impianto di riferimento": "riferimento" è un termine di mediazione, non esprime un legame diretto. La riproduzione audio si riferisce, "riporta" o "riconduce" la mente dell'ascoltatore all'evento reale, ma non lo incarna. Anche "riproduzione", in definitiva, cela lo stesso carattere mediatorio (lat. re-pro-duco: "riconduco indietro verso").
- "doti di trasparenza": se ne dice quando una riproduzione rende l'atmosfera psicologica dell'ascolto dal vero. Quindi, allorché riproduce la sensazione di naturalezza e l'ambienza della performance originale, dalla quale per altro non si può prescindere, talché quelle incisioni che hanno voluto negare del tutto l'ambienza risultano poco gradite al pubblico in quanto "non realisitche".
Ma in base a quali criteri un audiofilo può affermare che un "impianto di riferimento" possiede "doti di trasparenza" ed
- "(estrema) fedeltà al vero", se abbiamo dimostrato (spero) che non esistono criteri obiettivi di misurazione e validazione (tout-court: di giudizio)?
La risposta sta nella natura e nel funzionamento della mente umana. E' qui che tutto si spiega e ha ragione d'essere. La mente umana si basa infatti su modelli mentali, su mediazioni (vere e proprie medie) delle esperienze personali, che divengono modelli per il riconoscimento delle esperienze nuove e per il loro conseguente giudizio. Così avviene, ad esempio, anche per i volti. Ciascun audiofilo, dunque, possiede un proprio bagaglio esperienziale di concerti cui ha partecipato, ognuno di essi tenutosi in luoghi diversi e con differenti orchestre, direttori, esecuzioni, caratteristiche acustiche e posizione del punto di ascolto nella sala. In parole povere, ciascun "item" costituisce un unicum.
La mente, poi, realizza una media (anche se la realtà è un po' più complessa) che permette ad ognuno di noi di riconoscere immediatamente, portati anche bendati in un teatro ad ascoltare i Berliner, di capire che siamo effettivamente al San Carlo e chi sta suonando sono i Berliner. Anche se i Berliner al San Carlo non mi sembrano molto verosimili... Vabbè...
E' solo su questo criterio di giudizio empirico che l'audiofilo si basa per le proprie valutazioni, ed è questo stesso processo che ci permette di comprendere, ascoltando un'incisione realizzata dal vivo su un buon impianto, che quella sinfonia non è stata incisa in studio. Perché se ne percepiamo l'ambienza, ad esempio, ed essa ci sembra convincente, solo allora possiamo lasciarcene illudere (in fin dei conti tutta l'alta fedeltà è un gioco d'illusione, no?).
Affermare che il tal impianto riproduce con estrema naturalezza una situazione di ascolto dal vero è quindi pienamente legittimo e il suo statuto rimane valido proprio per la relatività totale del contesto di riferimento. Tutto ha senso fin quando suscita in noi delle "sensazioni".
Rimane a questo punto un'ultima obiezione da smontare: se l'audiofilia è così disancorata da certezze e naviga nella soggettività più profonda, come può reggersi a galla? In altre parole, se tutti esprimono giudizi personali, e (per conseguenza di quanto detto prima) ognuno ha esperienze e criteri di giudizio diversi dagli altri, che senso ha parlarne?
Buona domanda, cui è difficile rispondere. Credo che sia legittimo pensare ad una differenziazione qualitativa dei giudizi personali; in somma, vi sono indubbiamente persone in grado di riconoscere meglio la simiglianza alla performance originale, ed altri che posseggono questa capacità in minor grado -o non la possiedono affatto-, così come esisté l'orecchio di Arturo Toscanini che percepiva al limite della soglia di udibilità un minimo particolare di un solo strumento in un'orchestra di cento e più elementi, ed esiste quello di chi non è in grado di distinguere le linee melodiche di un duo per pianoforte e violino, una battuta fuori tempo etc.
Infine: l'audiofilia, come qualsiasi altro fenomeno anche mediatico, è soggetta tanto alle esagerazioni di chi ne assume i principi per fede, quanto alle speculazioni di chi parlandone in un certo modo ne guadagna qualcosa in più anzi che parlandone in un altro. La ricerca estenuante di un impossibile "impianto di riferimento assoluto" è di per sé una ridicolezza logica, e non se ne può che ridere. Esistono milioni di combinazioni fra le varie componenti di una catena audio, ed esse suoneranno sempre diversamente, a parità di combinazione, in diversi ambienti; ci sono diffusori che suonano "british" ed altri che sono più analitici; amplificatori più "umorali" ed altri più "delicati". L'audiofilia, a mio avviso, è nient'altro che alchimia, così come lo è l'enologia, la gastronomia e tante altre opere dell'uomo: non ha senso ricercare l'assoluto, ma la migliore combinazione che risponda (re-pro-duca) il modello mentale che abbiamo. Ammesso che esso sia di una certa qualità. Occorre saggezza.
Perdonatemi, sono stato prolisso oltre ogni misura, ma spero che le mie parole servano a qualcosa.

baroque
22-06-2003, 13.24.54
Aggiungo solamente che, anche volendo ammettere la possibilità di descrivere il suono di uno strumento (come lo percepisce l'orecchio umano) attraverso misurazioni, non è detto che la spiegazione in termini scientifici (spiegazione quantitativa) e quella in termini psicologici (s. qualitativa) sarebbero in rapporto fra di loro. Infatti una tendenza attuale nelle neuroscienze (vd. soprattutto Damasio) rimarca il ruolo delle emozioni nella formazione dei processi logici e decisionali, poiché le emozioni sarebbero il modo in cui gli esseri umani percepiscono la risposta del proprio corpo alle stimoalzioni ambientali. Fondamentalmente ci emozioniamo non solo perché Mozart era un genio, ma anche perché la sua musica ha effetto sul nostro corpo, prima ancora che nella nostra mente. In un quadro del genere l'obiettività se ne va, francamente, a farsi friggere...

+6dB
22-06-2003, 19.34.31
Ciao Baroque, ho letto i tuoi post e mi sono ripromesso di dedicare un po' piu' dei canonici 5 min. per qualche riflessione. Innanzitutto posso dire di essermi trovato d'accordo con gran parte delle tue posizioni. Poi mi (ci) hai mostrato "il lato umano dell'audiofilia" (consentimi di scherzarci un po' su). In passato per me erano state solo discussioni accese a colpi di definizioni e nozioni di acustica, elettronica etc. La tua precisazione sulla soggettivita' riflette totalmente le mie vedute (e leggendo un mio post precedente penso che ne converrai). Ti propongo allora qualche spunto derivato dai tuoi post. Hai citato i Berliner ed il San Carlo. Parlando di orchestre (in special modo le sinfoniche), se si eccettuano le "istituzioni", in Europa ne troviamo tante che fanno affidamento sul lavoro freelance. Oltretutto te lo dico per esperienza "riflessa" in quanto la mia ragazza e' una musicista professionista e lavora regolarmente in Europa e nel mondo come freelance. A parte il "carattere" e lo stile che differenzia un'orchestra p.es. giapponese da una holliwoodiana (com'e' quella di Los Angeles) il suono cambia costantemente a seconda dei musicisti e del conduttore. Quindi se puo' essere facile individuare LSO, BBC Symphony Orchestra, Mahler Orchestra o i Berliner tanto per fare alcuni nomi, non riterrei immediato (personalmente) dare un'identita' a qualsiasi orchestra valida ma non dall'organico stabile. Per quanto riguarda la tua citazione del San Carlo, mi sono lasciato andare ad una considerazione. L'Italia, forse piu' di ogni altro paese, e' ben conosciuta piu' per la sua produzione operistica piuttosto che per quella classica. Diciamo che l'Europa Centrale ha prodotto qualche nome di rilievo in piu' (non sto qui a menzionarli). Risultato e' che l'Italia abbonda di teatri ma ha meno (in termini relativi) concert hall. Il teatro dal punto di vista ingegneristico e' progettato per dare rilievo e diffusione alla voce (per ovvi motivi). Il risultato e' che quando si suona in stage (solitamente riservato ai cantanti) o peggio ancora nel pit (ovvero la fossa) l'acustica e' generalmente tremenda e varia drasticamente/drammaticamente da posto a posto. In sintesi, chiedi ad ogni musicista com'e' suonare in teatro e molti converranno su questo punto. Quindi mi chiedo se la soggettivita' e l'idea di come dovrebbe essere il prodotto finale abbiano un valore tale da essere considerati come "riferimento". Dal mio punto di vista (come tecnico) ti posso dire che tecnica utilizzata, diffusione e "delivery" (come dicono qua) fanno un mondo di differenza. Questo porta all'ultima considerazione. Mi e' capitato di registrare piccoli ensemble di archi e/o di fiati (per questi ultimi il repertorio dei quintetti soprattutto e' orribile di per se'). Visto che la musica classica e' low budget tranne rare eccezioni, ho optato per tecniche come la M-S(Mid-side) anziche' le piu' costose Decca Tree o ORTF generalmente usate (piu' per grandi ensembles a dire il vero). Senza dilungarsi nei particolari, con l'MS e' possibile in fase di recording/mixing down dosare l'ammontare di componente stereo e quindi in un certo senso l'ambiente. Ho fatto diverse takes ed a detta dei musicisti piu' di una soddisfaceva la loro idea della composizione. Questo, non essendo un teorico/storico del repertorio classico, mi ha fatto riflettere sul concetto di giusto/sbagliato ovvero standard in termini estetici. Mi sono al contempo ricordato come in Italia la musica classica e' vista come segno di appartenenza ad un'elite e che molto frequentemente le prime file sono occupate da gente particolarmente abbiente che compra solo abbonamenti (=nessuna selezione), sta in una certa fascia d'eta' e preferisce, durante il secondo movimento, schiacciare un meritato sonnellino. Ecco perche' faccio fatica certe volte a venire a patti con gli audiofili soprattutto quelli che non hanno il tuo approccio ed elevano la soggettivita' al rango di oggettivita'. E' sempre un piacere leggere i tuoi post ed in quanto a lunghezza anche io non scherzo. Eventualmente saremo in due a non essere "amati".
Ciao :)

baroque
22-06-2003, 23.56.34
Caro "6 decibel in più", condivido appieno quanto dici: concordo sull'alchimia combinatoria -come potremmo chiamarla- di ogni singola orchestra, dipendente anche, come tu hai sottolineato, dal semplice ricambio degli strumentisti, oltre che ovviamente dalla differente direzione. Potremmo anzi sbizzarrirci ad elencare gli elementi di questa combinatoria, ma credo, ribadendo le mie convinzioni, che sarebbe un gioco a sommatoria zero. Alla fine, in somma, ci troveremmo sempre di fronte allo stesso quesito da risolvere: secondo quale criterio giudicare?
Vedi, anche a me dànno non poco fastidio gli audiofili tecnofili, quelli cioè che credono per una sorta di "verità di fede" traslata dal trascendente all'immanente alla possiibilità di creare canoni obiettivi, "scientifici". Anche chi non lo crede persevera nell'errore di non modificare opportunamente il proprio lessico.
Indubbiamente un impianto hi-fi suona meglio di un altro quando riproduce equilibratamente l'intera gamma dello spettro sonoro ubibile, quando si comporta assecondando le caratteristiche della musica riprodotta in un dato momento senza "colorarla" vistosamente rispetto al modello mentale che noi abbiamo delle condizioni di ascolto dal vero, etc. L'unico altro criterio discriminante può essere quello, valevole anche per la presa del suono in fase di incisione, dell'acustica ambientale, cui la "rivoluzione filologica" di questi ultimi 30 anni (ricordo solo N. Hornoncourt e il suo Concentus Musicus Wien) ha dato un formidabile contributo; corollario di tale "rivoluzione" è stato anche il recupero della dimensione storica evolutiva degli strumenti. Ieri a Trento (ahime troppo lontana dalla mia Napoli!) si è inaugurata una meravigliosa mostra sulla storia dei pianoforti (se non anche di altri strumenti -non ricordo-), e la curatrice ha ricordato, dopo un ascolto (l'ho sentito per radio), come la musica di Schopin fosse diversissima, davvero trasfigurata se ascoltata su un certo pianoforte dell’epoca rispetto a quando la ascoltiamo eseguita su un moderno Steinway.
Se però è vero che l'Italia è un paradiso per gli ensambles barocchi o di musica antica, che possono avvalersi di luoghi storici di ogni tipo per le proprie performances, sono invece carenti i luoghi specifici per la musica sinfonica. Concordo pienamente con quanto affermi circa i nostri teatri lirici, che, appunto, non possono "sopportare" una filarmonica distribuita sul palco senza che la resa acustica ne venga penalizzata. E pochi sono gli auditorium costruiti, nel nostro sciagurato Paese di provincialoni; eppure, proprio nella tanto vituperata provincia sono sorti, in questi anni, i pochi ma migliori episodi di architettura in materia: Renzo Piano, al di là della colossale Città della Musica romana (città che non merita più di tanto una simile opera, data la sua rozzezza), ha trasformato a Modena un antico opificio in una meravigliosa sala per concerti, e a Lodi, su incarico della locale banca, ne ha costruito una ex novo. A detta di Salvatore Accardo, che brinderebbe alle nostre lamentele, si tratta di uno dei migliori luoghi in assoluto nel quale suonare.
Purtroppo quasi tutto si fa al Nord; nella mia città, per esempio, manca un auditorium pubblico, e questo mostra la reale carenza che le istituzioni locali vogliono dissimulare quando affermano che Napoli sia una "capitale". Niente affatto: quando la cultura non è partecipata, non si è capitale di un bel niente. Le "capitali della cultura" di un tempo, fatte da pochi mecenati aristocratici e una schiera di genii amati e inseguiti, pretesi e contesi ma anche subordinati alla committenza, oggi non è più sostenibile. Praga è una città di cultura, invece: ogni giorno vi si tengono una decina di appuntamenti solo di musica classica, e a prezzi "popolari". Certamente più di quelli per andare a seguire un concerto con George Solti: ché, con tutto il rispetto, 200€ mi sembrano davvero troppi... E io, povero studentello universitario, non ho neanche una mano dallo Stato, che nei teatri mi ci dovrebbe mandare a calci nel culo...
Hai proprio ragione, caro +6dB: in queste condizioni acustiche generali è difficile districarsi. Prendiamo un esempio: un concerto barocco. Innanzi tutto gli strumenti: debbono essere originali o filologicamente ricostruiti, altrimenti l'esecuzione cambia in maniera drastica (anche se alcune incisioni non filologiche è difficile non amarle...); poi il luogo: se è musica di corte, va registrata in una corte, non in uno studio; quindi la presa del suono: quanta ambienza dargli? Possibilmente quella che corrisponde meglio alla sensazione dell'ascoltatore medio -non però quello moderno, ma quello antico: l'aristocrazia che si disponeva in un certo modo anzi che in un altro-; poi, ovviamente, l'interpretazione esecutiva. E' questo un buon riferimento? Sì, ma non vanno dimenticati (e tu me lo insegni) tutti i processi che il suono riceve prima di arrivare nella copia del cd in mio possesso. E poi c'è il mio impianto: per un concerto barocco saranno più indicate certe combinazioni sorgente-amplificazione-diffusori perché più dolci, ma anche ascoltarlo su impianti più dinamici e muscolosi potrebbe essere una sorta di interpretazione secondaria. E per ultimo, davvero, viene il mio orecchio; e, dietro, la mia mente. Cosa ne dirà di tutto questo immane lavoro, questa scrupolosa tensione verso l'illusione dell'audiofilia?
La mia passione è soprattutto per la musica che va dal Medio Evo al ‘700. Di quest’ultimo, prediligo la produzione italiana. Beh, non ci si crede, ma ho comprato l’integrale delle 9 sinfonie di Beethoven con Abbado (Deutsche Gr.) per la sua rilettura filologica ma non ho ancora finito di rabbrividire per l’incisione! Chiusa, ottusa, opaca, ristretta… Una tragedia. Spesso, invece, ascolto la mia musica preferita incisa in Italia da (anonimi) esperti e rimango commosso: il mio salotto (che non ha un’acustica ineccepibile) si anima improvvisamente delle vibrazioni degli strumenti, e sarà forse per le valvole, forse per i diffusori costruiti secondo tecniche di liuteria (non vorrei che sembrasse che me ne vanto… Ma ne vado fiero!), fatto sta che quelle due tori riverberano letteralmente, emanano uno per uno tutti i fruscii dell’archetto che scorre sulle corde e l’ariosità dei fiati e degli ottoni. Incisioni meravigliose, né troppo en plein air né troppo controllate, scene musicali né troppo distanti né artificiosamente vicine… Risultati del genere si debbono principalmente alla “saggezza”, chiamiamola così, dei tecnici; una dote irriducibile alla descrizione scientifica e sfuggente per qualunque audiofilo troppo zelante, ma la dote che rende magica questa illusione.

baroque
23-06-2003, 00.06.36
Personalmente, prendo ogni caso come fenomeno a sé stante, e preferisco considerarlo un esperimento del possibile. Non ti nascondo che tal volta mi diverto ad ascoltare e riascoltare uno stesso brano variando impercettibilmente l’angolo di convergenza dei diffusori in modo da restringere od ampliare il fronte sonoro e separare o raggrumare le masse sonore. E non esiste una soluzione definitiva, giacchè in un caso può essere meglio nell’un modo, in un altro nel modo opposto. Anzi, ti dirò di più: è parimenti divertente assaggiare le differenze anche all’interno dello stesso brano. Come se avessi una sala da concerti ed un’orchestra tutta per me e mi divertissi a variare il punto di ascolto. “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”. O no?

P. S.: visto che a quanto pare questo thread si è ridotto ad un’(amabilissima) conversazione a due, possiamo pure permetterci di scialare con posts torrenziali! Vaiii!
Mi spieghi meglio cosa fa la tua fidanzata?

exion
23-06-2003, 00.08.20
Ho rinunciato a qualsiasi possibilità di intervenire in questo 3d, ma sappiate che continuo a leggervi con grande interesse (Y) :)

baroque
23-06-2003, 08.52.23
Exion, mi (ci) fai sentire in colpa, se dici così!

baroque
23-06-2003, 09.18.16
Cmq, ora riflettevo, prima di vestirmi e scendere, che in fondo in questo 3d non ci siamo allontanati del tutto dalle tematiche abituali di Wintricks, cioè l'IT, la programmazione etc. Perché in realtà il discorso sulla soggettività o meno dell'alta fedeltà può essere interpretato anche come una riflessione sul rapporto tra uomo ed interfacce, che è un tema tutt'altro che marginale anche nell'Information Technology... P. es. il fatto stesso che questo forum contenga migliaia di cavillari discussioni su questo o quel difetto di questa o quella versione di Windows è la prova che simili interfacce, frutto delle pur geniali intuizioni di quarant'anni fa, hanno del tutto fallito negli obiettivi da cui invece non dovrebbero mai disgiungersi. Cito da Burattini E. - Cordeschi R., "Intelligenza Artificiale", Carocci 2001:
"Gli stessi creatori delle interfacce grafiche, ad esempio Smith e Tognazzini, hanno affermato come la metafora della scrivania e l'interfaccia grafica tradizionale siano quasi un ostacolo allo sviluppo di nuovi sistemi. [...] L'interfaccia utente media i processi di acquisizione, manipolazione, navigazione, analisi, archiviazione, visualizzazione di dati e di condivisione di questi dati con altri. Per sfruttare adeguatamente questi processi le interfacce future saranno tridimensionali, dinamiche, virtuali, pervasive, uditive, guidate dai gesti ed immersive". Vi pare che ci siamo? Le tecnologie ci sono; le politiche industriali, invece, no -e non vogliono esserci: Windows, così com'è, con tutte le sue (volute?) falle, è troppo ben redditizia per essere abbandonata da un giorno all'altro.
Oppure potremmo avvicinare la disquisizione musicale ad un altro tema dell'IT -questa volta su un piano più eminentemente teorico-: come sapete, la scienza della mente e l'intelligenza artificiale si guardano continuamente negli occhi, l'una studia le mosse dell'altra poiché dai progressi della prima sono dipese le visioni della seconda, e non di rado da quelli della seconda sono dipese nuove teorie della conoscenza (p. es. le reti neurali). Dunque sia l'IT sia l'audiofilo (se ne è cosciente) sono alle prese con un medesimo dilemma: capire come funziona la mente per comprendere come e cosa percepiamo.
Concordate? Premesso che con +6dB la chiacchierata è tutt'altro che esaurita (troppo piacevole!), spero di essere riuscito a indicare strade sulle quali questa discussione possa ampliarsi, in modo da non escludere gli altri visitatori del 3d... ;)

baroque
24-06-2003, 00.13.27
Aggiungo una considerazione, prima di andare a letto.
Al caldo di questi giorni uno dei pochi rifugi è il mio balcone, la sera, quando dalla campagna circostante il palazzo giunge una delicata, ristoratrice frescura portata dalla brezza; ne approfitto per studiare o leggere lasciandomi accarezzare l'orecchio dalla radio, dove ho appena finito di ascoltare la nona sinfonia di Dovrak in una vecchia incisione del '52 con l'orchestra dell'Acc. di S. Cecilia e un direttore germanico di cui in questo momento non mi sovviene il nome (Keilvert? Kleivert?). La trasmissione era già al celebre Adagio, e siccome questa è la mia sinfonia preferita in assoluto non ho potuto fare a meno di chiudere gli occhi abbandonando il libro sulle ginocchia, reclinare il capo e lasciarmi condurre da quelle ineguagliabili alchimie sonore. La qualità dell'incisione (si sentivano tutti i rumori di fondo del vinile: che emozione...) è quella che ci si può aspettare cinquant'anni fa, il che non significa che i suoni siano impastati o la loro texture sia ruvida e fastidiosa. Piuttosto, influisce negativamente la qualità delle radio italiane, Rai in testa -ma questo è un altro discorso...-.
Ecco, vi ho descritto questo quadretto domestico perché ad un tratto la mia mente improvvisamente si è come sdoppiata: da un canto ho preso coscienza della vetustà dell'incisione, e dall'altro la consapevolezza è come divenuta trasparente, lasciandosi attraversare tanto facilmente da condurmi subito in uno stato di ascolto im-mediato, privo di filtri, quasi di contatto con la musica stessa. Direi che abbia preso corpo davanti a me, come quando, di fronte all'impianto a valvole, dopo una mezz'oretta buona di assidua concentrazione riesco a far svanire letteralmente la realtà della stanza e (questo esercizio si svolge ad occhi chiusi) davanti all'occhio della mente si materializza una massa -se volete, un grumo- sonoro dalle caratteristiche ogni volta diverse, che intangibilmente riesco a toccare, definire, delimitare e che addirittura mi solletica e accarezza. Meraviglie della suggestione...
Stasera è accaduto che d'un tratto ho percepito chiaramente di essere arretrato nel tempo di cinquant'anni (io ne ho 26...) e di trovarmi in un "salotto buono" di abitazione piccolo-borghese (quello che amo tanto vedere nei films della commedia all'italiana), solo di fronte ad una radio a valvole -sapete, di quelle in bachelite, di quei meravigliosi mobili-. Ero lì ed ascoltavo quell'esecuzione che veniva trasmessa dal vivo.
Ribadisco che contemporaneamente avevo una piena coscienza delle caratteristiche dell'incisione, e ciò non di meno non le percepivo più. In altre parole, erano per me del tutto normali; come sarebbero potute essere per un giovane nel 1952.
Questo vi ho raccontato per affermare che è possibile fornire una dimostrazione -soggettiva, ma empirica- di quanto il giudizio sulla realtà fenomenica possa distanziarsi dalla sua percezione. Per fortuna esiste ancora un'estetica obliqua, una poetica del vetusto e del brutto; grazie a Baudelaire. Ed è grazie a lui se la modernità ha conosciuto anche la bellezza dell'artificiale, e con la modernità anche l'audiofilo, che, come avrebbe detto Walter Benjamin, si avvale dell'"opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica". Non è la tecnica il giudice della validità se non entro certi limiti; è la creatività umana che comincia dove il mezzo tecnico non può portarla: verso il bello, ovvero l'emozione.
Buona notte a tutti, il sottoscritto si va a mettere in standby...

+6dB
24-06-2003, 03.44.29
Ciao Baroque, interessanti le notizie dall'Italia. Mia madre mi aveva parlato della Citta' della Musica a Roma ma mi era sfuggito di mente e non mi sono piu' informato. E' operativa? Se si, ti sei fatto un'idea della validita' del progetto?...Delle altre non ne avevo informazione ma tanto credito a Renzo Piano che, sicuramente, non vive di gloria. E' sempre interessante e stimolante leggere i tuoi post. Magari mi potrai consigliare qualche libro da leggere anche perche' a breve saro' in vacanza in Italia e ne approfittero' per staccare un po' la spina, leggere qualcosa senza formule matematiche ma con piu' cuore. Devo dire che sono ancora scottato da libri come "Il Manuale d'armonia" di Shoenberg o confuso dal postumo di Glenn Gould ma mi piacerebbe riprendere qualcosa di stimolante (non necessariamente di estetica musicale). Io personalmente consiglierei, se non l'hai gia' letto, "L'orecchio e la vita" di Alfred Tomatis. Diciamo che e' un testo con nozioni scientifiche ma scritto con la mano dell'appassionato. Getta una luce incredibile sul funzionamento dell'orecchio umano, della relazione musica-corpo umano, su come l'udito influenzi l'intera esistenza in maniera molto piu' radicale di quanto immaginiamo. Nonostante la premessa, e' un libro di facile comprensione, estivo (adatto a quelle serate sul balcone) ed avvincente.
Passando all'argomento della musica barocca...mmmhh...campo spinoso. Non sono sicuro di avere un'opinione in quanto, certe mattine mi sveglio fieramente conservatore, altre spietato avanguardista. Ci sono argomenti validi per entrambe le posizioni e non sono riuscito a far prevalere l'una sull'altra nei miei diverbi..con me stesso. Essenzialmente una parte di me dice che il repertorio barocco deve essere riprodotto con accuratezza storica. D'altra parte, in termini estetico-musicali la coerenza diventa difficilmente sostenibile quando p.es. consideriamo come lo stesso concetto di intervallo consonante e dissonante sia cambiato nei secoli. L'orecchio del 20' secolo esprime un giudizio basato sulla cultura che abbiamo metabolizzato tramite l'ascolto. Sapere che il concetto di quinta giusta non sia stato questo pilastro inamovibile da sempre, mi fa sentire un po'...a disagio. Con strumenti originali e' comunque piu' facile mantenersi fedeli persino a quelle "imperfezioni" causate dalla manifattura degli strumenti barocchi. Al contrario: cosa avrebbero composto geni, come p.es. Mozart, se avessero avuto strumenti come quelli moderni i quali consentono un range dinamico ed una stabilita' dell'intonazione incredibilmente superiore a quelli del passato? Quale sarebbe stata l'evoluzione di Bach se avesse avuto a disposizione un moderno pianoforte? Domande alle quali non ho trovato risposta. Quindi mi sono rassegnato ad assumere una posizione neutrale. Non riesco a condannare un'esecuzione "moderna" ed ovviamente apprezzo un'interpretazione storica. Dando per scontata la preparazione dei musicisti ( :) ).
Questo porta a risponderti sulla questione riguardante la mia ragazza. Lei e' una musicista classica professionista. Suona l'oboe, cor anglais, oboe d'amore con qualche rara escursione nell'oboe barocco. Il suo agente e' l'agenzia Morgenstein di Londra (dove viviamo) e lavora freelance in Europa e nel mondo. Quest'estate suonera' con la BBC Symphony Orchestra (se non vado errato) ai Proms della BBC, alla Royal Albert Hall e a fine luglio sul Partenone ad Atene. Ti puoi immaginare che quindi a casa mia se non si ascolta musica, si discute di musica, se non si litiga riguardo la musica, si legge di musica, la si suona (io nel mio piccolo mi sono rimesso a studiare la suite BWV1007 di J.S. Bach). Insomma, due persone un po' pallose ( :) )...scherzo (spero di no, almeno). Ti invidio il terrazzo..io non ce l'ho..ma, come in tutte le case inglesi che si rispettino, ho il mio bel giardino con volpi e scoiattoli.
Ciao!!

baroque
24-06-2003, 17.06.53
Se permetti io ti invidio le volpi e gli scojattoli... Con l'inquinamento senza pari di Napoli (e non parlo, ovviamente, solo di quello atmosferico) e le sue precarie condizioni igieniche si vedono solo cani randagi! Che bel lavoro che fa la tua ragazza! Sono felice di notare che la musica, che riguarda -per diversi aspetti- entrambi, vi coinvolge al di là delle rispettive sfere personali; sai, mi inquieta sapere che ci sono persone che rientrano a casa e non hanno da condividere con il proprio partner e la propria famiglia il lavoro che svolgono. Ovviamente non è una legge, credo dipenda solo dal bisogno che alcuni di noi hanno di realizzare tale condivisione. Cmq: rispondo alle tue domande.
La Città della Musica non ancora l'ho vista. Ahi me, presentemente lo studio mi avvolge e coinvolge troppo per potermi permettere una giornata (come spesso faccio) nella Capitale; che sarà certamente provinciale (e nessuno me lo toglie dalla testa), ma resta pur sempre la Capitale... Spero di poter programmare prima possibile una sortita al capolavoro di Piano, almeno per visitarla accuratamente da vicino, giacché ho una sana passione per l'architettura. Aggiungo agli auditorium uno non ancora in costruzione, ma il cui progetto è stato donato nientedimeno che da Oscar Niemeyer (il principale architetto che ha lavorato alla nascita di Brasilia) alla città di Ravello. Non conosco il progetto. Non ho neanche libri da consigliarti, in materia musicale, ma se vuoi un cd, ti caldeggio le Quattro Stagioni dell'Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone (ARTS): ne resterai stupito come me non solo per l'interpretazione ma anche per la presa del suono: impressionante la presenza scenica, molto vicina e asciutta, come se fosse suonata in ovattato salotto pieno di arazzi e tappeti anzi che negli enormi ambienti che Harnoncourt, nei documentari a lui dedicati, mostrava delle reggie viennesi dove ambientava per primo i suoi capolavori interpretativi. Diciamo che mostra una scelta tecnica fuori dalla maggioranza -caratterizzata da una più o meno notevole ambienza-, ma a mio giudizio personale verosimile se solo si immaginano i salotti delle dimore aristocratiche veneziane invece dei saloni imperiali. Comunque l'incisione ha catturato un livello di dettaglio impressionante! Ti senti davvero un conte della città lagunare seduto a pochi metri dai suoi concertisti con una tazza di caffè (quello di Goldoni, magari) e chiuso nel godimento tutto privato del proprio ozio.
Ma tu più precisamente di cosa ti occupi? Sei un "tonmeister", come li chiamano i tedeschi?

+6dB
25-06-2003, 16.19.50
Ciao!
Aggiungo agli auditorium uno non ancora in costruzione, ma il cui progetto è stato donato nientedimeno che da Oscar Niemeyer (il principale architetto che ha lavorato alla nascita di Brasilia) alla città di Ravello
Peccato, allora che non sei da queste parti. Se non vado errato alla Serpentine, (la galleria dentro Hyde Park) c'e' una mostra di fotografie, progetti e modelli di Oscar Niemeyer. Ho letto qualcosa in una sezione del Guardian ma mi riproponevo di andarci al piu' presto.
..in materia musicale, ma se vuoi un cd, ti caldeggio le Quattro Stagioni dell'Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone (ARTS)
Segnato! Usciro' a comprarlo.
Ma tu più precisamente di cosa ti occupi? Sei un "tonmeister", come li chiamano i tedeschi?
Magari fossi un tonmeister, soprattutto considerato il percorso di studi tedesco (incredibilmente duro). Ho semplicemente preso il "regolamentare pezzo di carta" (audio engineering) in una sezione della Middlesex University. Teoricamente potrei fare l'estensione per il tonmeister con l'Universita' del Surrey, ma a parte trasferirmi a Kingston (due palle!), il periodo all'uni e' stato impegnativo e non mi sento di ritornare a fare lo studente,..almeno per adesso. Lavoro comunque freelance e come detto, sono un appassionato! :)
Ciao!!

baroque
11-07-2003, 09.55.29
Mi dispiace di essere temporaneamente sparito, in queste ultime settimane, ma sono alle prese con un lavoro di Museologia e non posso proprio permettermi neanche un respiro di pausa!
Appena le acque si allentano mi rifaccio vivo per continuare la discussione con +6db.
A presto!

baroque
13-02-2004, 12.33.59
Ho riletto dopo tanti mesi questo thread, e vorrei riprendere gli argomenti che sono stati lasciati, prima dell'estate, in sospeso da me e da +6dB, le cui discussioni mi mancano.
Se egli o qualcun altro desidera riprendere il discorso, io ne sarò davvero lieto.
Aspetto un "cortese cenno di adesione".
Francesco

baroque
14-02-2004, 09.01.59
Al di là delle discussioni sulla diffusione della musica classica in Italia -argomento forse da off-topic ma credo non di interesse solo nostro- vorrei riprendere più approfonditamente l'analisi delle differenze costruttive fra computer e masterizzatori da tavolo (di fascia medio-alta).
Infatti i costruttori di quest'ultimo tipo di apparecchi sembrano essere molto attenti a tutta una serie di fattori quali la schermatura delle componenti dalle interferenze del trasformatore, la riduzione al minimo della lunghezza dei percorsi del segnale, l'isolamento dello chassis da elettricità statica e vibrazioni, etc. Chiaramente persone addentro come +6dB si domandano quanto tali tipi di interferenze possano interferire in un segnale che dall'inizio alla fine viene processato in digitale.
Allora c'è da chiedersi, senza faziosità, se queste soluzioni -che hanno, per inciso, un loro costo- siano veramente efficaci o servano solo a giustificare l'aumento dei prezzi finali. La "serietà" di alcuni produttori ed altri elementi mi fanno credere che vi sia (anche) del vero, ma non possiamo escludere di trovarci difronte a strategie industriali simili a quelle messe in campo dall'industria automobilistica, che vuole convincere il mercato dell'assoluta necessarietà di taluni costosi accessori (faccio un esempio: è più onesto lanciare un'auto con 8 airbag di serie o smettere di costruire motori in grado di sueprare i limiti di velocità e contestualmente aumentare i controlli e l'educazione stradale?).
Dalle risposte che saremo in grado di fornire dipenderà anche la valutazione di quali reali differenze sussistano fra computer e masterizzatori da tavolo. Ammesso, è ovvio, che si abbia un impianto tale da rivelare le presunte diversità nella copia rispetto all'originale. Il che, in fondo, non è davvero irrinunciabile, come vorrebbero alcuni puristi che non osano neanche ascoltare musica in auto solo perché questo ambiente di ascolto impedisce la realizzazione delle abituali messe a punto da audiofili...
Spero che tanta carne al fuoco interessi qualcuno. Aspetto i vostri commenti.
Francesco