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Visualizza versione completa : 40 anni fa se ne andava una leggenda


TyDany
07-04-2008, 14.44.30
8 lettere, solo 8 lettere, un nome e cognome... nome e cognome impressi a fuoco nella storia e nella leggenda dell'automobilismo e della Formula 1... al solo nominarlo i piloti di oggi si dovrebbero inchinare... se ne andava 40 anni fa... il 7 aprile 1968... durante una gara di F.2 ad Hockenheim finendo fuori pista in mezzo agli alberi. 2 titoli mondiali e la storica vittoria alla 500 miglia di Indianapolis del '65... 25 vittorie e 33 pole ma tantissime imprese storiche come a Monza nel '67 quando forò una gomma mentre era in testa, per rientrare ai box e sustituirla perse un giro, ma riuscì a rimontare fino a tornare al comando... poco conta che nel'ultimo giro rimase senza benzina finendo terzo... di chi sto parlano? Beh, se non l'avete ancora capito è grave, pensate ad una foto famosa di una Lotus in volo al vecchio Nurburgring guidata da un pilota con la testa tutta spostata da un lato per migliorare la resa aereodinamica... avete presente quella foto... 8 lettere... Jim... Jim Clark.

ottobre_rosso
08-04-2008, 00.08.29
http://www.uploadandgo.com/images/Clark.JPG (http://www.uploadandgo.com/)

Oggi, 7 aprile sono quarant'anni esatti che è morto Jim Clark. Capitò a Hockenheim in una gara di F.2 perché a quel tempo i piloti correvano dappertutto anche se lui in carriera aveva già vinto due titoli mondiali, ottenuto 25 vittorie in F.1, persino una vittoria a Indianapolis, e ben 33 pole positions.

Morì non per un suo errore ma per un cedimento meccanico, più probabilmente per l'afflosciamento di una gomma: la sua Lotus finì nel bosco ai lati della pista e non ci fu nulla da fare.

Nello sport, parlare di più grandi di sempre non è mai corretto. Ognuno è di solito il più bravo nel periodo in cui compete, con i mezzi al momento esistenti, e con le regole in vigore. Però nel mondo delle corse cinque nomi brillano più di tutti gli altri e a loro si tende sempre a fare riferimento: sono quelli di Nuvolari, di Fangio, di Clark, di Senna e di Michael Schumacher. Sono anche quelli che nel gergo comune erano di volta in volta ricordati per dire di uno che guidava come un pazzo "ma chi ti credi essere, Nuvolari?" e poi via via, appunto Fangio, Clark, Senna o Schumi.

Clark è stato l'eroe dell'era di mezzo, quella che negli Anni '60 segnò il passaggio dai tempi eroici e folli delle corse legate al coraggio disperato all'era moderna, dove la sicurezza delle piste e delle auto è aumentata giorno per giorno. Ma al suo tempo si moriva però ancora tanto, troppo, perché dietro alla fatalità c'erano spesso grosse responsabilità dei costruttori. Le automobili, infatti, erano di per sè poco sicure, ma in più aggiungevano molta approssimazione nella loro cura: andavano fortissimo ed erano fragilissime, con una messa a punto superficiale e rotture continue dovute in particolare alla cattiva manutenzione.

Clark era il migliore nella considerazione di tutti, in primo luogo in quella dei suoi rivali. Il primo mondiale con la Lotus lo dominò con 7 vittorie in dieci gare, un bottino pazzesco per anni in cui già finire le corse era un'impresa. Di solito partiva davanti e poi scappava via tanto che qualcuno aveva il sospetto che fosse velocissimo, ma non il migliore nella bagarre. Non era vero: alcune sue rimonte restano nella leggenda; semplicemente era così bravo che partiva davanti e vinceva. Cos'altro poteva fare?

Aveva iniziato con garette attorno a casa guidando di tutto e per tutta la carriera aveva saputo dividersi tra le corse più blasonate ad altre su vetture turismo, oppure prototipi sempre risultando il migliore. Corse anche un rally d'Inghilterra con una Ford Cortina Lotus. L'aspettarono tutti al varco e qualche errore di foga lo commise, ma fin che fu della partita lottò sempre con i primi, spesso battendoli anche se c'era da affrontare la pioggia, la nebbia, il fango e la neve.

Era un numero uno, per molti addetti ai lavori addirittura il numero uno. Dopo di lui sono venuti assi di grandissimo valore come Stewart, Lauda, Andretti, Peterson o Piquet, ma ci volle Senna per cominciare ad avere un nome nuovo da usare come pietra di paragone. Nel frattempo erano volati via vent'anni, e questo la dice lunga su quanto Clark fosse entrato nell'immaginario degli appassionati di automobili.

fonte (http://www.sportautomoto.it/news.asp?id=13907)

dalla stessa fonte riporto questa breve "cronaca":

"Di gare da ricordare ce ne sono a decine, ad es. qualcuno di voi sa che un certo Jim Clark nel 1967 a Monza al volante della mitica Lotus 49 dovette fermarsi mentre era in testa a causa del progressivo afflosciarsi di un pneumatico. Rientrato sedicesimo e doppiato. Ritornò in pista ed invece di tirare a campare fino al termine della gara si gettò in un furioso inseguimento ai primi tre (G.Hill, D.Hulme, J: Brabham) sdoppiandosi al 20° giro . Non ancora soddisfatto di quella che era già un'impresa (sdoppiarsi a Monza con tre campioni di quel calibro a condurre la gara....) al 26° passaggio batteva il record della pista e guadagnava sempre più terreno sui primi.

Al 52° era sesto dopo avere sverniciato Amon e la sua Ferrari. A quel punto davanti a lui si fermavano Dennis Hulme e Bruce McLaren a causa di problemi tecnici, così Jim agguantava la 4^ posizione. Intanto al duo di testa si aggiungeva un velocissimo John Surtees con la Honda. Al 59° Clark raggiungeva e superava Surtees come una furia e nel contempo si ritirava Graham Hill.

Alla tornata successiva era in testa.

Sembrava fatta invece all'uscita della Ascari, all'ultimo giro, finiva la benzina. Surtees vinceva in volata per mezza macchina su Brabham, ma il vero mito resta lo "scozzese volante" capace di fare a Monza qualcosa che nessuno dopo di lui si è mai neppure sognato."



(F)

TyDany
08-04-2008, 00.33.16
Sottoscrivo ogni lettera, io l'ho potuto vivere solo dai racconti e dalle letture, ma ancora oggi resta una dei miei idoli assoluti!

TyDany
13-04-2008, 20.00.26
1LnMJflV5sA